India, una crescita diseguale. La povertà non demorde

L’India è il settimo paese più grande al mondo per estensione territoriale e il secondo più popoloso, con 1,25 miliardi di persone. Nel subcontinente indiano la povertà è una realtà storica consolidata che si è molto intensificata sotto il dominio coloniale britannico che ha dominato il paese dalla fine del 19esimo secolo fino al 20esimo.

Anche se l’economia indiana si è sviluppata costantemente nel corso degli ultimi decenni, la sua crescita è stata profondamente disuguale tra i diversi gruppi sociali ed economici e tra le aree rurali e quelle urbane. In India quasi un terzo della popolazione continua a vivere al di sotto della soglia di povertà, e gran parte dei poveri vive in aree rurali. Secondo l’Undicesimo Piano nazionale di sviluppo dell’India, il numero dei poveri ammonta a più di 300 milioni. La povertà rimane una condizione cronica e congenita per quasi il 30 per cento della popolazione rurale dell’India. Essa è radicata tra i membri delle caste e nelle tribù delle zone rurali. Le aree più povere sono localizzate negli stati del Rajasthan, Madhya Pradesh, Uttar Pradesh, Bihar, Jharkhand, Orissa, Chhattisgarh.

Nelle regioni tropicali e semi-aride del paese la carenza di acqua e i periodi siccità ricorrenti impediscono la trasformazione dell’agricoltura verso modelli più produttivi. C’è anche una forte incidenza della povertà nelle zone soggette a inondazioni, come quelle che si estendono da Est dell’Uttar Pradesh alle pianure di Assam, e in particolare nel Nord del Bihar. La povertà colpisce i popoli tribali in aree forestali, in cui la perdita del diritto alle risorse li ha resi ancora più vulnerabili. Nelle comunità costiere di pescatori le condizioni di vita si stanno invece deteriorando a causa di degrado ambientale, esaurimento delle risorse e vulnerabilità ai disastri naturali.

Una delle principali cause di povertà tra le popolazioni rurali dell’India, sia per gli individui che per le comunità nel loro insieme, è la mancanza di accesso alle risorse produttive e finanziarie. Alti livelli di analfabetismo, assistenza sanitaria inadeguata, accesso limitato ai servizi sociali sono comuni. Solo recentemente è diventato un obiettivo del governo lo sviluppo di microimprese, sviluppo che potrebbe generare reddito e consentire alle popolazioni povere di migliorare le proprie condizioni di vita.

Le donne, in generale, sono le persone più svantaggiate nella società indiana e il loro status varia significativamente in base alla loro estrazione etnica e sociale. Le donne sono inoltre particolarmente vulnerabili alla diffusione del virus dell’Hiv sia nelle aree urbane sia in quelle rurali. Per il 2015 il Fondo monetario internazionale (Fmi) prevede un tasso di crescita dell’India pari al 6,5%. Occorre capire se sarà sufficiente per ridurre in maniera consistente un numero di poveri che rimane a livelli esorbitanti.

FONTE DATI: International Fund for Agricultural Development (http://www.ifad.org/)

Daniele Romeo – Agosto 2015
Pubblicato sul numero di Agosto 2015 di Rivista Missioni Consolata

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